• Foto aerea del castello
  • Volta a crociera nella torre magistra
  • Lucerne
  • Silo medievale nel cortile
  • Epigrafe di Giovanni Antonio Orsini del Balzo
  • Scavi nella galleria sud
  • Anfora policroma con scudo araldico di Maria d'Enghien
  • Torre magistra
  • Elemento architettonico
  • Galleria est: estradosso della volta
  • Attività di documentazione dello scavo
  • Ceramica da cucina
  • Laboratorio di Archeologia Medievale presso il castello
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Il progetto

Il castello di Lecce sorge sul tracciato orientale della cinta muraria, ed è conosciuto comunemente come “Castello Carlo V”, ma tale denominazione è del tutto erronea se accolta con riferimento alla paternità dell’intero edificio. L’intervento degli architetti militari dell’imperatore riguarda, infatti, oltre ad alcune inevitabili ristrutturazioni interne e di arredo architettonico, la messa in opera, contestualmente alle mura urbane, di nuovi bastioni più rispondenti al nuovo tipo e modo di fare la guerra con l’introduzione ormai diffusa nel sec. XVI delle armi da fuoco. Il nucleo medievale del castello è ancora oggi pienamente riconoscibile nell’impianto conservatosi all’interno della cortina bastionata, costituito da due torri quadrangolari poste agli angoli nord-est e sud-est del cortile, e in alcuni tratti di muratura conservati in elevato lungo il lato occidentale, alle spalle della cappella di Santa Barbara. Il progetto di studio complessivo dell’edificio è stato avviato nel 2002 grazie alla stretta collaborazione tra la cattedra di Archeologia Medievale (Prof. Paul Arthur) e la cattedra di Storia Medievale (Prof. Benedetto Vetere) dell’Università del Salento, in concomitanza con il programma di restauri del monumento iniziati nel 1999 dalla Soprintendenza per i Beni Architettonici, per il Paesaggio e per il Patrimonio Storico, Artistico ed Etnoantropologico per le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto (S.B.A.P.S.A.E). Durante i lavori di restauro dell’ala sud della corte interna del castello fu individuato un grande ambiente ipogeico riempito, prima della sua definitiva chiusura avvenuta nel XIX secolo, con centinaia di reperti lo studio dei quali ha permesso di retrodatare la struttura castrense almeno all’età angioina.

Pianta generale degli scavi

Pianta generale degli scavi

Grazie ad apposite concessioni da parte della Soprintendenza ai Beni Archeologici per la Puglia e sotto la responsabilità scientifica del prof. Paul Arthur, dal 2004 si svolgono annualmente campagne di scavo archeologico che contribuiscono ad una conoscenza più approfondita del castello, con particolare riguardo al momento della sua fondazione, avvenuta probabilmente in età sveva, ed alle trasformazioni cui è andato incontro il monumento nel corso dei secoli. Parallelamente, lo studio delle fonti documentarie condotto da una equipe di storici sotto la direzione scientifica del prof. Benedetto Vetere, contribuisce alla conoscenza storica del monumento grazie alle ricerche condotte negli archivi spagnoli di Simancas e nell’Archivio di Stato di Napoli, dove sono conservati i diari del cantiere del 1544-1545 relativi ai lavori diretti da Gian Giacomo dell’Acaya, nonché le rendicontazioni dei funzionari regi al tempo del Principato di Taranto.

Le indagini archeologiche

La torre

Prigioni al piano seminterrato della torre mozza

Prigioni al piano seminterrato della torre mozza

La torre è a pianta quadrangolare e si sviluppa su tre piani; al piano seminterrato sono collocate le prigioni, oggetto di indagini archeologiche tra il 2004 e il 2005. L’ambiente delle prigioni è a pianta quadrangolare, diviso al centro da un spesso muro di spina disposto in senso est-ovest, caratterizzato da due aperture arcuate ad ogiva convergenti su un possente pilastro centrale. Le indagini archeologiche hanno riportato alla luce il banco roccioso sul quale sono state rinvenute numerose tracce relative all’utilizzo del vano per la conservazione di derrate, come testimonia la presenza di un grande silo campaniforme, colmato in tempi recenti, individuato lungo il lato sud ovest del vano. Un rinvenimento interessante è costituito da una piccola cava localizzata nell’angolo sud-est dell’ambiente, profonda 3.82 m dal piano di roccia, sfruttata in seguito come cisterna (Cisterna 1) e totalmente riempita, una volta dismessa, con materiale di scarico comprendente per la quasi totalità ceramiche, circa 200 monete, vetri, ossa animali ed oggetti in metallo. Le pareti perimetrali e il pilastro centrale sono interamente coperti da graffiti lasciati dai prigionieri politici rinchiusi dei quali si riconoscono le famiglie di appartenenza grazie agli stemmi incisi, ai nomi, alle date ecc.

La cappella di Santa Barbara

Strutture murarie nella cappella di S. Barbara

Strutture murarie nella cappella di S. Barbara

Le indagini archeologiche all’interno della Cappella dedicata a Santa Barbara, edificata lungo il lato occidentale del cortile interno del castello, sono state avviate in seguito al rinvenimento di numerose tracce archeologiche al di sotto del piano pavimentale dell’aula, emerse durante i lavori di restauro. Lo scavo ha restituito i resti del fronte occidentale del castello così come doveva essere durante il periodo angioino-aragonese. Al centro della cappella sono stati rinvenuti due possenti strutture murarie a delimitazione dell’ingresso principale del castello oltre il quale, sul lato occidentale si trovavano il ponte levatoio e il fossato rinvenuti durante lo scavo del corridoio antemurale ovest. In continuità con i resti rinvenuti nella cappella si pongono anche le strutture intercettate nell’attigua sacrestia – nella quale è stato rinvenuto il forno per cottura delle vivande – e in un altro ambiente che costituiva l’angolo nord del castello. Secondo le cronologie emerse dalla lettura della documentazione archeologica, le strutture conservate nella cappella potrebbero essere state le prime parti ad essere state interessate dal progetto ricostruttivo cinquecentesco. A cavallo con l’inizio dei lavori di ristrutturazione, iniziati probabilmente già durante il periodo di reggenza della madre dell’imperatore Carlo V, la regina Giovanna (1516-1519), questa parte del castello subì le prime modifiche con la chiusura del vecchio ingresso lungo il lato occidentale; quello che era l’introitus al castello dalla parte della città divenne un ambiente chiuso, utilizzato fino al primo ventennio del XVI secolo, come indica il rinvenimento, tra le lastre della pavimentazione, di un sestino di Giovanna regina di Spagna, madre e tutrice del futuro imperatore Carlo V.

Il cortile

Scavo nel cortile

Scavo nel cortile

Nella corte interna si conservano i resti più antichi del castello di Lecce, intercettati a circa 80 cm dall’odierno piano di calpestio. Secondo i dati emersi dalle ultime campagne di scavo, il cortile è da considerarsi tale a partire dall’età orsiniana, periodo che rappresenta per la struttura castellare un momento di importanti cambiamenti strutturali che determinano una cesura con il passato. Nel Quattrocento la realizzazione di un pozzo sul lato ovest e del pavimento costituito in parte da un battuto di tufina e in parte da basoli rettangolari, avvenne attraverso l’abbattimento e la rasatura delle strutture murarie del vecchio castello, cadute in disuso e divenute parte della pavimentazione nella quale sono chiaramente leggibili. La rimozione del pavimento ha riportato alla luce un silo chiuso nella prima metà del XIII secolo e alcune strutture murarie e pavimenti la cui definizione strutturale e topografica è ancora controversa a causa delle dimensioni ridotte dell’area.

Protomaiolica dal cortile

Protomaiolica dal cortile

Risulta però, abbastanza evidente, che l’orientamento dei muri intercettati è parallelo ai lati nord ed est del castello medievale (almeno nella fase angioino-aragonese), dove si trovano il porticato, la galleria, probabilmente utilizzata come stalla, e la torre “magistra”. Negli strati più antichi finora intercettati si riconoscono ceramiche invetriate monocrome di produzione siciliana, invetriate probabilmente prodotte in area magrebina, protomaioliche brindisine e invetriate policrome prodotte nella Puglia settentrionale.

 
 

Le gallerie

Galleria sud

Svuotamento della galleria sud

Nel piano interrato del castello si conservano le gallerie, imponenti strutture militari costruite nel Cinquecento che fungevano da collegamento tra i bastioni angolari. Il cantiere di sorveglianza archeologica, svoltosi in concomitanza con i lavori di restauro iniziati nel 2009 e conclusi nel 2011, ha interessato la galleria est parzialmente scavata, e la galleria meridionale, interamente svuotata e restaurata. Quest’ultima, lunga circa 84 m, con un’altezza originaria stimabile attorno ai 7 m e coperta da un’unica volta a botte a sesto ribassato, leggermente sghemba, dopo il periodo d’uso, viene progressivamente riempita con materiali di risulta diventando una sorta di immondezzaio del castello sovrastante. Non è escluso che già alla fine del XVI secolo, forse poco dopo la battaglia di Lepanto (1571), possa aver preso avvio questo processo di sostanziale abbandono di entrambe le gallerie a favore di un suo utilizzo per lo smaltimento dei rifiuti, come testimoniano i numerosi reperti ceramici e numismatici. La struttura è in parte scavata nella roccia, sfruttando il letto del fossato medievale, e in parte costruita in muratura. Durante i lavori è stato praticato un saggio di approfondimento che ha permesso di accertare la presenza del fossato medievale e di alcuni strati di riempimento datati da materiale ceramico ben stratificato al XIV secolo. L’analisi delle pareti tagliate nella roccia e delle strutture in negativo in esse visibili ha permesso una prima ricostruzione dell’andamento del fossato sia lungo il lato ovest, sia lungo quello est.